Vangelo di sabato 12 settembre 2015 – Luca (6, 43-49)

Vangelo di venerdì 11 settembre 2015 – Luca (6, 39-42)
11 September 2015
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12 September 2015

Vangelo di sabato 12 settembre 2015 – Luca (6, 43-49)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico? Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene. Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».

COMMENTO DI PADRE EDOARDO SCORDIO

Con oggi termina la lettura dei passi tratti dal capitolo 6 del vangelo Luca. Si conclude con l’esortazione del Maestro perché i suoi primi ascoltatori, i discepoli ai quali si rivolge direttamente, si sforzino di mettere in pratica gli insegnamenti ricevuti. Pur servendosi di altre immagini, il Nazareno pone con forza la necessità di operare quanto appreso. Se l’ascolto è determinante, l’agire secondo il messaggio è indispensabile. Non si tratta di assegnare un ruolo prioritario alla fede sulle opere o presupporre che fare sia preferibile al contemplare. Marta e Maria ci fanno percepire la necessità di una vita che coniughi entrambe le dimensioni. Quando una esclude l’altra si corre il rischio della casa costruita sulla sabbia. Operare è necessario quando si è compresa la via indicata dal Signore; per comprenderla è indispensabile abbandonare le nostre presunte certezze e permettere alla Parola di entrare in noi per trasformarci. Non dobbiamo dimenticare che saremo giudicati anche su come abbiamo reso concreta la nostra fede, non solo sulla adesione al messaggio portatoci dall’Emmanuele. E non solo su quanto abbiamo fatto; talvolta il “non aver fatto” è grave quanto un’azione diversa dallo stile trasmessoci da Gesù. La triste realtà è che spesso ci rivolgiamo al Risorto, leggiamo la Parola, ci accostiamo a Lui nella celebrazione eucaristica senza, tuttavia, ascoltarlo con la determinazione di chi deve rimettersi in gioco. Siamo invitati alla conversione, cioè ad abbandonare le nostre certezze per abbracciare il Verbo. Che si presenta nei nostri fratelli.

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