Vangelo  di domenica 13 settembre 2015 – Marco (8, 27-35)

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14 September 2015

Vangelo  di domenica 13 settembre 2015 – Marco (8, 27-35)

San Giovanni Crisostomo

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini». Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».

COMMENTO DI PADRE EDOARDO SCORDIO

Come la lettura del Vangelo di Marco della settimana scorsa, anche la pericope di oggi ci presenta il Maestro insegnare al di fuori non solo della Giudea, ma in territorio pagano. Questa volta mancano segni eclatanti: il Maestro, piuttosto, desidera insegnare ai discepoli gli scenari futuri. Si tratta di una novella poco “lieta” perché preferiamo sempre il fine glorioso rispetto a quanto precede. Soprattutto se doloroso. Gesù invita i suoi amici a raccontare cosa gli altri pensano e dicono di lui. Troveremo la stessa scena in Lc 9, 18 verso la fine del mese. Allora come oggi, la domanda è diretta a Pietro, a chi che è stato scelto per guidare il gruppo. Una risposta, dunque, non personale ma collettiva. È la Chiesa, per voce di Pietro, che risponde al suo Signore. Simone risponde bene: l’imposizione di tacere e di non rivelarla ad altri indica l’importanza dell’affermazione di fede. Quanto segue rivela, invece, la difficoltà di vivere la Parola ricevuta. Servendosi di un appellativo Figlio dell’uomo, che precisava ai Dodici la sua natura non solo umana, egli annuncia l’esito finale della sua esistenza: cattura, dolore, morte e resurrezione. Pietro, dunque il gruppo stesso, cioè noi Chiesa, manifesta la fatica nel capire le ragioni di questa triste fine. Pietro ama Gesù: lo prese in disparte è di chi ha un gesto molto umano, di chi ha a cuore quella persona e desidera rimproverarlo in assenza degli altri. Con la familiarità di chi vuole bene, lo redarguisce: “Ma cosa stai dicendo?”. Egli dà voce al nostro imbarazzo, perché, vorremmo che realizzasse le nostre aspettative! Il Nazareno, invece, chiederà di vivere il suo insegnamento. È accettare come modello di vita, il suo: se Dio muore per noi, anche noi per i nostri fratelli. Le immagini finali richiamano quelle che incontreremo nell’ultima lettura del mese: la determinazione di chi desidera il Regno permetterà di sganciarci dai lacci terreni che impediscono di procedere sulla via indicata dal Risorto. Solo allora sarà possibile seguirlo sulla croce in vista della gloria.

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