Le Strutture Pastorali

  • Sede mezzi Protezzione Civile, via per Capocolonna
  • Casa Parrocchiale, abitazione Padri ,uffici
  • Ex Palazzo Vescovile, Piazza Duomo : sede Catechesi fanciulli, Scuola elementare Parrocchiale, Gruppo Folk Magna Graecia, Salone incontri, Scuola Media
  • Sala sopra sacrestia, Piazza Duomo, sede Banda musicale
  • Scuola materna parrocchiale, Asilo nido, Oratorio, abitazione. Suore d’Ivrea, P.del Popolo
  • Locali Chiesa le Cannella: per i ritiri
  • Sede Centro Anziani e Misericordia, Centro di ascolto: Via Giordano Bruno
  • Casa accoglienza pro disabili Mt.25 Associazione “Sorelle dei malati” via G. Marconi
  • Casa Suore Rosminiane con annessa cappella e sala incontri, Spartitore
  • Sala Congressi, Santuario e Centro sociale di Capo Rizzuto
  • Locali attigui alla chiesetta di Capo Rizzuto
  • Casa di accoglienza “Emmaus” V. Garibaldi
  • Sede Unitalsi via G. Marconi
  • Sede Scouts, dietro Duomo
  • Banda musicale Centro Giovanile, sede Protezione Civile via Giordano Bruno

Il Palazzo Vescovile

Le prime notizie sul palazzo Vescovile, detto anche comunemente “Vescovato”, Seminario, si hanno col Vescovo di Isola Tommaso Lambertino successore nella Cattedra di Isola dello zio Cesare nel 1545. Di lui lo storico Gustavo Valente afferma essere stato iniziatore della costruzione del seminario. Alla sua morte nel 1550 gli succede il Vescovo Onorato Frascitelli, discendente per parte di madre dalla nobile famiglia dei Caracciolo, originario di Isernia. Grande poeta, dottissimo umanista e profondo conosciutore delle lingue greca e latina.

Foto Il Palazzo Vescovile - Ingresso esterno -

Fu uno dei prelati più attivi tra i partecipanti al Concilio di Trento. Fu durante il suo governo che venne portata a termine la costruzione del Seminario. In una campana della ex Cattedrale, posteriormente alla sua fusione, sono malamente graffite, su due righe, sette parole non tutte abbreviate che lasciano intendere che come Procuratore del Seminario fosse un certo Faraca Nicola, mentre chiaramente in una riga intorno al bordo è spiegato che “il Rev. Sig. Scipione Palmieri di Bocchigliero, fece costruire a sue spese il seminario isolano”.Nel 1562 gli succede come Vescovo di Isola il nipote Annibale Caracciolo, che è stato certamente uno dei vescovi più attivi di Isola, benefico alla Diocesi quant’altri mai prima di lui.

Foto Il Palazzo Vescovile - Particolare balcone esterno -

Scrive il Vescovo Mons. Francesco Marino: ” degnissimo d’esser sempre con somma lode commemorato, per il suo gran zelo e invitto valore nel difendere le ragioni della Chiesa.” Il suddetto Vescovo completò il seminario al quale assegnò una dote dal proprio, divenendone in un certo senso il creatore.Nel 1566 in esecuzione di un ordine emanato dal Concilio di Trento riunì il clero (Arcidiacono, Decano, cantore Tesoriere e sei cononici) ed emise le tasse che dovevano essere tratte dalla mensa vescovile e dai benefici canonicali, per il mantenimento del seminario. Creò nel palazzo l’archivio del Capitolo della cattedrale. Nel seminario, Diocesi priva di pubbliche scuole, vi erano nove alunni. Durante il Governo di Mons. Francesco Marino ( 1682-1716) sorse, tra le tante, una singolare controversia. Il Sindaco e gli eletti del paese scrissero alla Congregazione dei Vescovi a Roma accusando il Vescovo di tenere a Isola troppi Chierici( sic!)a danno del Comune perchè erano esenti da tasse. Mons. Marino scrivendo alla Congregazione, che aveva chiesto ragguagli, dimostra la insussistenza del ricorso facendo capire che a muovere l’insinuazione siano stati alcuni malevoli della Chiesa.

Foto Il Palazzo Vescovile - Finestra esterna -

Egli infatti afferma che le Chiese sono oltre la Cattedrale e la Parrocchiale, mentre i Chierici sono soltanto sette e quindi ” mi resterebbe da fare altri, afferma il Vescovo, e pur fin’ora non l’ho fatto, per non aggravar di soperchio quel Comune, da me sempre beneficiato.” Del Vescovo Marino, grande poeta ( poesie sacre e morali,) abbiamo una canzone dal titolo” Dimora in villa” che ben potrebbe ritenersi ispirata all’autore dal bel panorama visibile dal balcone d’angolo dell’Episcopio, prospiciente su Piazza Duomo.

Ecco la poesia:
” Qui dove al suono di garruli augelletti
Viene il sonno più dolce e più tenace…
Oh! Come in queste piagge erme e lontane
godo, e più stimo in questi colli erbosi un
sol fior che mille pompe urbane ”
(F. Marini: Poesis hieritica sive Epigramma. L. V. Napoli 1682)

Il nostro Episcopio successivamente, a causa di invasioni turche e danni d’altro genere, divenne una vera e propria rovina per cui fu necessario riedificarlo dalle fondamenta. La cosa avvenne per opera benemerita del Vescovo Luigi Pietro de Mayo ( 1722- 1747,). suo è l’attuale, maestoso portale in pietra che ora dà sul giardino ma che prima era l’accesso principale del palazzo in quanto la via Duomo non è quella che oggi così si chiama impropriamente, e che si dovrebbe chiamare Via Colonna, ma la strada che da Cavallaccio passa sotto la torre Campanaria per finire appunto in piazza Duomo davanti al Palazzo vescovile e alla ormai scomparsa chiesetta del Purgatorio (rimane mezzo arco ).

Foto Il Palazzo Vescovile - Balcone esterno -

Sul portale vescovile troneggia lo stemma del Vescovo De Mayo che raffigura una mano uscente dal mare che stringe una palma fiancheggiata da due stelle. Le controversie nate intorno al Palazzo tuttavia non sono finite. Nel 1786, il 3 agosto, il Procuratore de Luoghi Pii di Isola (una specie di Esattore delle tasse per conto della Cassa Sacra del regno borbonico, che doveva accogliere denaro per la ricostruzione della Calabria dopo il tremendo terremoto del 1783 ) fra Raffaele Blasco, di Taverna, denunziava il Vescovo Mons. Michelangelo Monticelli (1766 1798) di tutta una serie di inadempienze tra cui quanto segue: “Non dimora altro in questo paese se nonchè pochi mesi per poi partire per la sua casa di Rossano… Questo signore si prende le rendite del Seminario, quando che non vi è nessun profitto per i giovani, poichè tiene solo il titolo di Seminario ma i giovani abitano nelle loro case e detto Seminario sta per diroccarsi… “.

Foto Il Palazzo Vescovile - Veduta esterna -

Alle accuse danno concorde risposta il Rev. Michele Poerio, Francesco Trapasso, Agente Generale dello Stato di Isola, Giuseppe Talesi, G. Battista Calamiera, Nicola Sempiterno e Francesco Bonelli affermando che: “In ogni mattino esso sig. Vescovo fa elemosina a persone povere dandoli verso mezzogiorno anche da mangiare, in ogni anno somministra robe da vestire alle persone povere, fa cusire detti abiti dalli sartori di qui e somministra anche del grano per carità, facendo anche varie elemosine segrete a persone di questa città “.Le controversie nate intorno al Palazzo tuttavia non sono finite. Nel 1786, il 3 agosto, il Procuratore de Luoghi Pii di Isola (una specie di Esattore delle tasse per conto della Cassa Sacra del regno borbonico, che doveva accogliere denaro per la ricostruzione della Calabria dopo il tremendo terremoto del 1783 ) fra Raffaele Blasco, di Taverna, denunziava il Vescovo Mons. Michelangelo Monticelli (1766 1798) di tutta una serie di inadempienze tra cui quanto segue: “Non dimora altro in questo paese se nonchè pochi mesi per poi partire per la sua casa di Rossano…

Foto il Palazzo Vescovile

Delle condizioni e del funzionamento del Seminario due periti, Antonio Piro di Crotone e Michele Ventura di Isola attestano : ” l’ anno trovato (il Seminario ) che si potrebbe abitare,avendo bisogno di qualche piccolissimo accomodo, specialmente nei legnami “. Due docenti, don Giuseppe Fico di S. Severina e il Can. Francesco Pittella di Isola, affermano rispettivamente: “nell’ anno 1776 fui incombenzato dall’ attual Vescovo di questa città di insegnare a leggere e a scrivere e lingua latina nel seminario alli Chierici e ad ogni altro che volesse intervenir gratis e io ho adempiuto a detto incarico con portarmi mattina e giorno in una delle stanze di detto seminario e dopo finita la scuola ciascheduno di detti ragazzi così secolari che chierici si reca alla propria casa. Viene in una stanza di detto seminario il Canonico Don Francesco Pittella e dà lezione di canto gregoriano.

Foto il Palazzo Vescovile

Più volte ho inteso dire dal predetto Vescovo che non vi sono rendite sufficienti nè per tenere altri Maestri nè per fare abitare nel seminario li stessi Chierici, alli quali lo stesso Vescovo dà lezioni di morale. Nel principio vi fu anche un Padre Francescano che diede scuola di filosofia e successivamente un arciprete di Squillace. Il nostro Episcopio successivamente, a causa di invasioni turche e danni d’altro genere, divenne una vera e propria rovina per cui fu necessario riedificarlo dalle fondamenta. La cosa avvenne per opera benemerita del Vescovo Luigi Pietro de Mayo ( 1722- 1747,). suo è l’attuale, maestoso portale in pietra che ora dà sul giardino ma che prima era l’accesso principale del palazzo in quanto la via Duomo non è quella che oggi così si chiama impropriamente, e che si dovrebbe chiamare Via Colonna, ma la strada che da Cavallaccio passa sotto la torre Campanaria per finire appunto in piazza Duomo davanti al Palazzo vescovile e alla ormai scomparsa chiesetta del Purgatorio (rimane mezzo arco ).

Foto il Palazzo Vescovile

Sul portale vescovile troneggia lo stemma del Vescovo De Mayo che raffigura una mano uscente dal mare che stringe una palma fiancheggiata da due stelle.Questo signore si prende le rendite del Seminario, quando che non vi è nessun profitto per i giovani, poichè tiene solo il titolo di Seminario ma i giovani abitano nelle loro case e detto Seminario sta per diroccarsi… “. Alle accuse danno concorde risposta il Rev. Michele Poerio, Francesco Trapasso, Agente Generale dello Stato di Isola, Giuseppe Talesi, G. Battista Calamiera, Nicola Sempiterno e Francesco Bonelli affermando che: “In ogni mattino esso sig. Vescovo fa elemosina a persone povere dandoli verso mezzogiorno anche da mangiare, in ogni anno somministra robe da vestire alle persone povere, fa cusire detti abiti dalli sartori di qui e somministra anche del grano per carità, facendo anche varie elemosine segrete a persone di questa città “. Delle condizioni e del funzionamento del Seminario due periti, Antonio Piro di Crotone e Michele Ventura di Isola attestano : ” l’ anno trovato (il Seminario ) che si potrebbe abitare,avendo bisogno di qualche piccolissimo accomodo, specialmente nei legnami “.

Due docenti, don Giuseppe Fico di S. Severina e il Can. Francesco Pittella di Isola, affermano rispettivamente: “nell’ anno 1776 fui incombenzato dall’ attual Vescovo di questa città di insegnare a leggere e a scrivere e lingua latina nel seminario alli Chierici e ad ogni altro che volesse intervenir gratis e io ho adempiuto a detto incarico con portarmi mattina e giorno in una delle stanze di detto seminario e dopo finita la scuola ciascheduno di detti ragazzi così secolari che chierici si reca alla propria casa. Viene in una stanza di detto seminario il Canonico Don Francesco Pittella e dà lezione di canto gregoriano. Più volte ho inteso dire dal predetto Vescovo che non vi sono rendite sufficienti nè per tenere altri Maestri nè per fare abitare nel seminario li stessi Chierici, alli quali lo stesso Vescovo dà lezioni di morale. Nel principio vi fu anche un Padre Francescano che diede scuola di filosofia e successivamente un arciprete di Squillace.

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