La Chiesa di Capo Rizzuto

La Chiesa di San Marco
23 October 2014
La Chiesa di S. Caterina le Cannella
23 October 2014

La Chiesa di Capo Rizzuto

A Capo Rizzuto dovettero già nel periodo Magno Greco sorgere edifici per il culto, dando origini a riti ed a celebrazioni che l’avvento del cristianesimo adattò, e trasferì. E dovette esser così che uno di quegli edifici, probabilmente il più importante, venne dedicato alla Madonna Greca, sostitutiva della divinità che era stata posta a presiedere alla stessa protezione dei naviganti.Per questa probabilmente, il primo nome,fu ” Madonna del Faro”.
Questo tempio esisteva sicuramente al tempo del primo Vescovo d’Isola, San Luca di Melicuccà, il quale vi guidò la popolazione della città in pellegrinaggio per invocare la fine di una lunga siccità. Fu qui che sul finire del seicento, primi del settecento, forse trasformando il tempio, veniva edificata una Chiesetta che si vocava da parte dei fedeli alla Madonna Greca, o del Faro, ad opera di Pietro Antonio da Olivadi, zelante missionario del culto mariano non solo a Isola. ( F. Ludovico Dall’Olivadi: Vita del venerabile servo di Dio P.Antonio da Olivadi-Palermo, Stefano Amato, 1747, 234, 236, ).
Tra le Chiese, da lui erette ad onor de’ Santi, si annovera quella della città di Isola, consacrata a Maria Vergine, sotto il titolo della Madonna Greca. Or fabbricandosi detta Chiesa, coll’assistenza di lui, si vedeva quasi un continuo miracolo, di quei che stiamo narrando: imperciocchè facendo egli la minestra per gli operai, in vaso capace per cinque, o sei bocche, in distribuendola poi, colle sue mani, bastava a cinquanta, e sessanta persone.
Una fiata, tra le altre, cò soli quattro pani, furono saziate venti persone, sopravanzando un mezzo: ed altra non avendo più che tre pani, e poche cipolle, ne fè in pezzi uno, e colle cipolle postolo a bollire dentro una gran caldaia, crebbe in modo, che ripiena la caldaia, potè somministrare il bisognevole a tutti: dando ancor a ciascheduno sufficientissima porzione di pane, con quei soli due, non posti a bollire. In questa occasione di scrivere i fatti della Madonna Greca, non è fuor di proposito notare alcuni miracoli, degni di ogni stupore. Mancava per compimento di quella fabbrica un trave, motivo à lavoranti di stare in ozio: il Servo di Dio animandoli al travaglio, l’esortò à non sgomentarsi per il trave mancante; assicurandoli, che fra breve l’avrebbero. Parve a que’ inverosimile per ogni verso di Antonio il detto: ma viddero da lì a poco, con loro meraviglia, verissimo: conciosiacosacchè mirando il mare ivi vicino, viddero venire alla loro volta, senza guida, o nocchiero, il trave a galla: quale dall’acqua estratto, lo trovarono di quella lunghezza, e grossezza, che bisognava. Più stupendo fù il caso, che segue: tra gli travi, ivi portati per l’edifizio, uno trovossone, così scarso in lunghezza, che mancava circa due palmi.
Stavano i muratori confusi, bisognando a loro perdere il tempo, finchè fosse venuto altro a misura; ma il Padre Antonio, al mormorio accorrendo, ordinò loro, che mettessero il trave portato; assicurandoli, che come gli altri, bastato sarebbe alla misura del vano.
Parve à muratori matta la proposta: “Atteso che noi”, dissero, avendolo non una, ma ben più volte misuratoci manca all’ingrosso: dunque, o bisogna che il trave si stendesse tra le nostre mani, o che intraprendessero la fatica inutilmente, alzandolo su, e poi giù calandolo.
“Non sarà così, come voi dite, Rispose Antonio, non perderete la fatica: salitelo, e tanto basta.” Ubbidì Michele Corbo, e gli altri muratori; e posto il trave al suo luogo, non solo fu bastevole, come gli altri, alla misura, ma soverchiante: fatto, che, sopraffacendo tutti per meraviglia, ebbero che lodare il servo di Dio.
Nel tempo stesso di detta fatica, avendo un giorno tardato il procuratore a mandarl’il pranzo; infastiditi gl’operai, licenziaronsi dal lavoro, per andare alla città a rifocillarsi.
Non avendogli, Antonio, potuto rattenere, avviossi con loro: ma in essere alla metà della strada, non bisognò altro cibo; conciosiacosacchè vedut’ivi cert’insoliti arboscelli, a guisa di mortelle, carichi di frutta, a somiglianza di ulivi, ma di grato sapore; appena cominciarono a mangiarne, che satolli tutti, dissero, che non e bisognava altro cibo, che però si tornasse al lavoro .
E’più in là Degno di stupore, è il successo nella città dell’Isola. Penuriavano grandemente d’acqua gli operai, nel fabbricarsi la Chiesa della Madonna Greca: e però un giorno più soffrir non potendo la sete, ( come un tempo gli Ebrei con Mosè ) si lagnarono col Padre Antonio. Il mansuetissimo Padre sofferte le insolenze di què villani, con molta equanimità di spirito; e pur volendo provvedere al bisogno: “Gente di poca fede, disse, non può Iddio in questo arido luogo darvi dell’acqua? Andate a scavar nel fondo della fornace, ed ivi troverete l’acqua a voi nicissaria.”
Se ne risero quelli, e con ischerzo risposero:” Un ‘ora abbiamo scaricata la fornace della calce, e le bracie son vive, ed accese: vi sarà forse acqua in mezzo del fuoco?.Ed Antonio:” togliete le bracie, e vi chiarirete.
Corsero quelli; cavarono le bracie del fondo, e viddero, con loro inesplicabile meraviglia sgorgar vena così abbondante e fresca di limpidissima acqua, che se ne formò un bel fonte; e sì perenne, che fin al presente se ne servono i cittadini, e naviganti; e sì salutifera, che molti, con fede, e divozione bevendone, hanno trovato rimedio alle di loro infermitati>> ¨
Un altro episodio, legato all’intervento miracoloso della Madonna Greca, è il ritrovamento di un fanciullo smarrito. Lo smarrimento, a detta di un testimone oculare, il poeta e sacerdote isolano Gaetano Rodio, avvenne il 19 luglio 1870. Per l’occasione il poeta scrive anche una poesia. Il fanciullo si era smarrito nel bosco della Saletta e perdipiù una terribile tempesta si scatenò sulla zona. La gente pensò che il fanciullo, a causa del temporale, fosse stato soffocato avendo trascorso all’aperto la notte. La madre, disperata si inginocchia davanti al quadro della Madonna Greca invocando con grande fede il suo aiuto.
E la Vergine la esaudisce perchè il giorno seguente il fanciullo viene ritrovato, vivo, da un cacciatore, dentro un roveto. Alle persone accorse il fanciullo diceva :” Una donna bella mi ha coperto col manto e non ho sofferto niente,niente”.
Ecco la lirica del Rodio: “E il fanciullo risponde e si appoggia alla madre che il tien tra le braccia: “la Madonna fra i tuoni e la pioggia io mi vidi, a lei stetti vicin Mi coperse col manto la faccia Col suo manto ripieno di stelle e i lampi mi parver fiammelle e i tuoni un allegro festin. ” ¨
Una delle prime notizie storiche che riguardano l’esistenza del quadro risale al Vescovo Caracciolo ( 1594) che ci dà notizia di un Beneficio di “Santa Maria della neve” detta volgarmente della “Cona Greca”, che possedeva delle rendite consistenti in alcuni magazzini appartenenti, come dirà il Vescovo Marino successivamente in una lettera, alla ” Venerabile Cappella col titolo della Icona Greca, dentro nella mia Cattedrale”.
Sappiamo che durante le invasioni saracene l’immagine fù portata al sicuro dentro le mura cittadine nella chiesa gentilizia di S.Marco. Durante il seicento la cappella denominata S.Maria Greca, nella Cattedrale, è sotto il jus patronato della famiglia Onofrio che la adibidisce anche a sepolcro di famiglia (1648, Vescovo GB. Marra). Nel 1840 il jus patronato passa con atto pubblico stipulato alla presenza del sindaco Attanasia Nicola dal signor Castelliti Luigi, al Sig. Angelo Militi.
Il nuovo procuratore nello stesso anno fa restaurare la chiesa del Romitorio (Capo Rizzuto) con una spesa complessiva di 38 ducati e 78 grana. Alla spesa diede il suo patrocinio la baronessa Emilia Barracco, in Garraffa, la quale arricchì la chiesetta di arredi sacri e di un prezioso altare di marmo.
Negli anni ’60 la chiesetta viene nuovamente restaurata dall’arciprete Mons. Giacinto Scalzi con la collaborazione della Sig.na Zelinda Cavarretta, che ha dedicato al sua vita intensa alla cura spirituale e materiale della chiesetta

Comments are closed.

//]]>