La chiesa dell’Annunziata

La Chiesa dell’Annunziata
23 October 2014
La Chiesa di San Marco
23 October 2014

La chiesa dell’Annunziata

Il restauro esterno della Chiesa, così come si presenta oggi, è stato fatto nell’anno 1987 mentre era arciprete don Edoardo Scordio, Rosminiano.
Esso è consistito in rifacimento dell’ intonaco delle mura in terra tufacea, ripristino della muratura caratteristica in pietra agli angoli delle quattro mura, del tetto e della cupola, della facciata principale, mettendo in luce il portale e il rosone in pietra tenera e il campanile, nascosti per anni da intonaco. Il restauro dell’ interno e il rifacimento dell’ intero tetto era stato iniziato e portato a termine dal primo parroco Rosminiano di Isola, don Mario Natale nel 1977-78 .
Nel 1976 al nostro primo arrivo ad Isola la chiesa si presentava in uno stato,, di semiabbandono e inagibile. Si cominciò senza una lira e quindi con debiti, ma la nostra gente quando cominciò a vedere i primi risultati contribuì generosamente tanto da permettere la riapertura della chiesa divenuta accogliente, capiente e dignitosa. Fu benedetta da Mons. Giuseppe Agostino, vescovo di Crotone,nel 1978. La chiesa della S.S. Annunziata, o di S. Giuseppe, ha origine probabilmente nella prima metà del 1500.
Le prime notizie risalgono al 1567. Allora era posta alla periferia della città con annesso il convento del terz’ ordine di S. Francesco trasferitosi qui dal convento sito nell’attuale parco di S, Nicola. Il convento era probabilmente dove ora si trovano alcune casette basse adibite a stalla, con giardino nella attuale piazza dell’ Annunziata, sulla sinistra della Chiesa.
Si ha la notizia anche di una confraternita dell’ Annunziata. Verso la chiesa dell’ Annunziata fu particolarmente benefico il ‘milite’ Giovanni Pagliari, sepolto al centro della Chiesa, di cui rimane testimone la pietra tombale, ora sulla parete destra entrando, che portava una scritta ormai illegibile: “Joannes Pagliari, veteran.ac strenu.miles sexas hic dormit expectans son. tubae, obiit XX mar. 1616” che ignifica: “G. Pagliari, vecchio e valoroso soldato, dorme qui da sei anni aspettando il suono della tromba ( il giudizio finale), morì il 30 marzo 1616”. Antonio Celli vescovo di Isola (1641-1645) ricostruì la chiesa e la riconsacrò nel 1645 come ricorda l’ epigrafe in latino sulla destra “1645 nel giorno 23 aprile fra’ Tonino Celli, vescovo di Isola consacrò questo altare in onore della SS. Annunciazione della B.V.M. e dei santi Zenone, Valentino e Cecilia, dei quali si conservano le reliquie e concesse l’ indulgenza ai visitatori”. L’ altare di sinistra venne eretto nel 1595 da Desiderio de Nofrio per legato di Delfino Gulino, rettore della Chiesa, come dice l’iscrizione in alto. E’ dedicato a S. Giuseppe.
L’altare di destra: dedicato in origine alle anime del Purgatorio ora al S.Cuore, fu fatto erigere e abbellire sempre da Desiderio e de Nofrio nel 1611 su legato di Giovanni Pagliari, come riferisce la scritta in alto. Nel 1880 vi fu posta una tela raffigurante le anime del purgatorio, commissionata dal procuratore Giuseppe Colosimo al pittore catanzarese Antonio Ceravolo.
Ora il dipinto, restaurato nel 1980 da Francesco Lorenzo di Isola, si trova sulla parete destra. La pala dell’altare maggiore rappresenta l’Annunciazione e reca, in basso, lo stemma del vescovo di Isola mons. Francesco Marino ( 1682-1716), forse anche l’intero altare ligneo dorato fu da lui fatto eseguire. Il dipinto fu per molti anni conservato nella chiesa di S.Marco, dentro le mura fortificate, per sfuggire al pericolo delle invasioni turche. Lo stesso mons. Marino fece restaurare la chiesa avendola trovata in stato di abbandono e con tanti debitori! Così infatti scrive in una sua lettera al Governatore di Cutro, Pier Luigi Rasola; “Questa venerabile chiesa dell’Annunziata tiene debitori così difficili e contumaci, che si spremerebbe succo dalle pomici con minor fatica. Potrà nondimeno far questo miracolo la mano della giustizia o l’efficacia del suo favore.
Si compiaccia la Signoria Vostra di impartirlo alle mie preghiere e non meno alle istanze dell’esibitor presente, che ne porta procura.
I debitori non si meritano compatimento, atteso chè il vizio è della volontà non già del potere. La chiesa s’hattrova in angustie avendola da poco visitata la ritrovo di sagre suppelliti bisognosa, e ciò, che più preme, con il tetto cadente.
Il perchè gliene raccomandiamo con tutto il calore, assicurandola che quest’atto di mera giustizia, si metterà al sicuro il patrocinio di Nostra Signora, e guadagnerà insieme le più strette obbligazioni” ( mons.F Marino: lettere familiari,II, 359-60).
Può essere curioso sapere le rendite che aveva al chiesa ( ecco il perchè dei debitori!) ne troviamo un elenco nella lista di Cassa Sacra del 1790:-casa giardino della estensione di tomolate 4, fertile, ad uso di orto con acqua, con il volvino di ulivi con 300 martelli ( piantoni da trapianto ), 30 fichi di stato ( fruttiferi) e 6 di aumento ( giovani), 301 granati di stato, 24 limoni e peretti di Spagna… affittato a G. Calabretta, forestiero… una casa in contrada detta di Silvestro Spadafora, un magazzino nel borgo, altre dieci case poste nelle contrade Borgo, Crete Rosse, Chianche, fittate a cittadini diversi; – due vignali in contrada Buciafaro. La lista termina dicendo ” La Chiesa ha bisogno di restauri mancando di mattoni al pavimento e la ‘lamia’ ( volta ) della cupola sull’altare maggiore deve essere intonacata”.
La chiesa venne nuovamente restaurata nel 1876 come risulta da una iscrizione marmorea posta sulla parete sinistra entrando e che dice: ” Questo tempio da dieci anni era abbandonato. G. Colosimo la restaurò nonchè F. Baracco ed A.Berlingieri. Fu benedetto dal vescovo al 19 marzo 1878. dite un’ Ave Maria per quelle anime “. La facciata principale presenta un portale in pietra tufacea tenera sormontato da un rosone semplice e da un campaniletto cuspidato con bifora. La campana più grande fu fatta fondere dalla Confraternita della Annunziata nel 1951 da un certo Cristofaro Jordano, napoletano.
La chiesa venne sconsacrata nel 1940 e adibita ad alloggio di truppe per le necessità della guerra e poi a magazzino per l’ammasso obbligatorio del grano. Venne riaperta, dopo essere stata in parte restaurata nel presbiterio per opera di Mons. Giacinto Scalzi.

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