Il Duomo

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Il Duomo

Isola è stata sede Vescovile, comprendente le parrocchie di Isola. Le Castella, S. Anna, Forgiana e S. Leonardo, fino all’anno 1818, anno di soppressione e aggregazione alla diocesi di Crotone.
L’attuale Chiesa Madre, sita in Piazza Duomo cui si accede da via Colonna ( oggi detta impropriamente via Duomo che corrisponde invece alla mulatteria che va dall’arco della torre Campanaria alla fonte Cavallazzo) è dunque l’ex Cattedrale, sede cioè della cattedra episcopale. Il Duomo o Chiesa Madre o ex Cattedra le venne fondata tra il secolo IX e il secolo XI su un preesistente Monastero Basiliano (poi Benedettino) del quale si possono vedere le rovine ancora oggi dietro l’edificio sacro.
L’interno è di tipo basilicale a tre navate con soffitto a cassettoni decorati. Nell’anno absidale e sulle pareti laterali vi sono medaglioni dipinti. L’abside è a pianta qruadrata e voltata con costoloni. La cattedrale venne a trovarsi fuori dalle mura fortificate della cittadella ( S. Marco o Terra) difronte al castello del barone Ricca allorchè questi vennero edificati nel sec.XVI per difendersi dalle incursioni turche, diventando cosi facile preda dei pirati barbareschi più volte. L’abate del monastero Benedettino tramuta quindi intorno all’anno mille, il monastero in cattedrale che viene consacrata già allora alla Vergine Maria Assunta in cielo, come quasi tutte le Chiese della Calabria e come dice la scritta ( rifatta in epoca recente) sull’arco dell’abside.
L’Abside sembra l’unica parte dela chiesa risalente al monastero. La torre campanaria è seicentesca munita di bifore. Probabilmente era una torre di guardia poi trasformata in torre campanaria. Restaurata nel 1994. Nel 1102 Luca di Melicuccà dell’ordine di S. Basilio, fu nominato Vescovo di Isola.
Divenuto famoso per la Santità della sua vita, per i prodigi operati e per il fervore apostolico verso i suoi fedeli ma anche verso lontani popoli ( viaggiò in Sicilia, in Oriente a Costantinopoli, in Puglia, a Taranto) ricevette da Ruggero il Normanno molti beni e privilegi che fecero la diocesi proprietaria di gran parte dell’attuale territorio di Isola e che conservò in buona parte fino al 1700.
Di questo primo Vescovo di Isola si dice che ” avuto presentimento della sua morte si condusse sollecitamente nel Monastero, sito sopra il monte Buteorito ( Monastero di S. Nicola in via Capocolonna) e quindi invitati tutti i vescovi vicini, superiori e capi del clero, e dati loro buoni avvertimenti, tutti li benedisse e, coricatosi dentro alla Chiesa del S. Padre Nicola, che egli aveva fondato in detto Monte, distese i piedi e con giubilo rese agli angeli del cielo la sua Anima ai dieci di dicembre 1116.
In quell’ora stessa fu veduta una verga, come di fuoco, discesa dal cielo, tutta splendente sopra l’uscio dalla Chiesa in cui giaceva il corpo del santo. Intervenne all’esequie molta gente e molti rimasero guariti e furono operati altri miracoli” ( Giuseppe Schirò: Vita di S. Luca, Vescovo di Isola Capo Rizzuto, Palermo 1954) . Probabilmente nel 1149 sotto il Vescovo Urnaro avvenne nella Chiesa di Isola come in quella di Catanzaro e di Umbriatico un grosso cambiamento carico di conseguenze civili e religiose per lo più negative: il passaggio dal rito in lingua greca a quello in lingua latina.
A più riprese negli anni dal 1517 al 1536 il Duomo venne semidistrutto dalle incursioni turche comandate dal Barbarossa, sotto il Vescovo Cesare Lambertino di Bologna. Il vescovo Annibale Caracciolo (1562-1604) lo ricostruì. Allora la cattedrale era servita da 6 canom ici, il Decano, il cantore e il Tesoriere. Lo stesso eresse il seminario ( funzionante fino al 1800) con nove alunni.
Una lapide murata nella parete destra della cappella del Rosario( la prima a sinistra entrando) ricorda che nel luglio 1577 il Papa Gregorio XIII concesse alla Cattedrale di Isola gli stessi privilegi ( indulgenze, della chiesa di S. Gregorio in Roma a favore delle anime dei defunti).
Questo Vescovo cultore delle memorie del passato e premuroso verso gli avanzi di epoche che testimoniavano del lustro di Isola, recuperò una colonnina molto probabilmente superstite ad un edificio pagano e la collocò dinnanzi alla cattedrale dove è rimasta fino agli anni cinquanta su un piedistallo marmoreo che reca il stemma con la scritta ( ora nel giardino della sacrestia) Anib Caracc Eps ins MDLXXXI. Il Duomo conserva ancora tre ricchi altari barocchi in marmo policromo: quello maggiore nell’abside, quello della Cappella del Rosario. Due travi vescovili; uno di epoca secentesca, in legno riccamente decorato con schienale stemmato fatto eseguire da artigiani napoletani dal vescovo Marino. L’altro è marmoreo con rilievi decorativi in marmo policromo del 1758, fatto eseguire dal Vescovo Caracciolo. Ambedue sono attualmente nel presbiterio. Vi era anche un coro ligneo nell’abside, ora restaurata e posto nella chiesa di S. Marco.

Il Duomo: la Cappella della Madonna Greca
Tra le varie Cappelle ( del Rosario, del S. Cuore del SS. Sacramento o dell’Immacolata, del Crocifisso, dell’Assunta di S. Nicola e di S.Francesco di Paola)poste nelle due navate laterali del Duomo, spicca per antichità e magnifificenza, ultima sulla navata di destra, la Cappella della “Madonna Greca”. Così chiamata per la preziosa e antichissima Icona della Madonna posta nella nicchia sopra l’altare dela medesima cappella.
La presenza, nel Duomo di questa effige è di così rilevante importanza che il Duomo stesso viene anche chiamato: Santuario della Madonna Greca, ed è così elencato tra i santuari mariani della Diocesi e nazionali. La Madonna Greca è anche patrona di Isola, da sempre nel cuore della nostra gente. Se ne celebra la solennissima festa nella prima settimana di maggio.
Notizie certe sull’esistenza della Cappella nell’ex-Cattedrale risalgono al 1594 con l’erezione del ” Beneficio sotto il titolo di S. Maria ad Nives ( della neve) detto volgarmente della “Cona Greca”. Si racconta che nel 1681 il vescovo di Isola mons. F. Marino decise di portare il quadro a Napoli ma contro la volontà del clero e del popolo- Lungo il viaggio e precisamente nel luogo oggi chiamato ” La Conicedda” e dove fu eretta l’attuale Cappelletta, in via Capocolonna, a nord del paese, il vescovo perdette la vista per cui dovette desistere dall’impresa, ritornare indietro, riporre l’immagine nella Cappella recuperando quindi la vista. Nel 1762 la Cappella di ” S. Maria la Greca” è sotto il jure patronato della famiglia De Onofrio. La Cappella così come si presenta oggi venne restaurata.da Mons. Giacinto Scalzi. Ecco cosa scrive monsignor Scalzi, sotto la data del 12 agosto 1944: “Nel verbale di consegna che fu redatto quando mi si consegnò questa Parrocchia, è detto: La Chiesa è in buone condizioni stabili, ma bisognevole di restauri all’interno Era realmente assai trasandata ed io presi a cuore, fin da quel momento di fare quanto mi sarebbe stato possibile per la decenza ed il decoro della casa di Dio. Cercai di esplorare i sentimenti dei miei parrocchiani e li trovai tutt’altro che favorevoli, convinti qual’erano che per la Chiesa ci deve pensare il Vescovo. Non mi sconfortai. Col primo stipendio che presi (£.1000) ne feci fare l’intonaco tutto l’interno della Chiesa, fino all’altezza di due metri, e a l’intero muro sinistro del presbiterio, e una pulitura generale a tutta la Chiesa ( Autunno 1935).
Il mio operato fu apprezzato dal popolo. Le mie possibità però non potevano competere con la volontà: avrei voluto fare molto e subito, ma non ne avevo i mezzi. Bisognava quindi restaurare prima la volontà del popolo, formarlo, farlo innamorare del bello, farli persuasi ch’è dovere di tutti i parrocchiani mantenere il decoro del Tempio. E a questo mi accinsi con volontà ferrea.
Mi rivolsi per primo ala Pia Unione delle Figlie di Maria e feci loro osservare che la loro Cappella non era degna dell’Immacolata e di S.Agnese che in esse si conservano e venerano. Ottenni, così, il loro molto relativo contributo, che unito ad un piccolo gruzzoletto della cassa della Pia Unione ed a qualche altro mio risparmio, mi dettero la possibilità di restaurare la succitata Cappella ( Primavera del 1936). La stessa tattica usai con le Congregate dell’Apostolato della Preghiera e feci restaurare la Cappella del Cuor di Gesù ( estate 1936). Nell’autunno dello stesso anno, aiutato poi da tutta la popolozione e prelevando £.3000 dalla procura delle Feste, potei eseguire i restauri della Cappella della Madonna Greca che risultò un vero gioiello, tanto da averne il pieno plauso di S.E. l’Arcivescovo che venne ad inagurarla”.
Nella Cappella finemente decorata, adornata di mobili donati dalla baronessa Gabriella Barracco di Robilant, era quest’epigrafe marmorea:” ” Don Luigi Gallo per 40 anni fu procuratore zelante e devoto dells SS. Vergine Greca, nel maggio 1902 fece eseguire il restauro del venerato quadro dal romano Augusto Fiordeponte. Il successore Francesco Gullo per ricordo ai posteri questo marmo pose, 1903″. L’epigrafe suddetta venne tolta da Mons. Scalzi e al suo posto nel 1968 in occasione della incoronazione della Madonna mise la seguente: ” L’anno del Signore 1968, 5 del mese di maggio, S.S. Paolo VI Pontefice Massimo, S. E. Mons. Pietro Raimondi vescovo di Crotone, Mons. G: Scalzi arciprete di Isola C.R. il popolo esultante con solenne funzione celebrata in piazza Umberto proclama regina della propria città la Madonna Greca applicando per le mani di S.E. nostro venerato Vescovo al venerando miracoloso quadro della SS. Vergine, la bella preziosa corona, generosamente offerta da tutti i parrocchiani e artisticamente costruita dall’orafo Carmine Rocca”.
Questa solenne funzione verrà ripetuta nel 1985 Parroco don Edoardo Scordio, sempre in piazza Umberto, quando la preziosa corona, tolta dall’effige nuovamente restaurata, venne applicata su vetro infrangibile per rispettare le fatture originali della Icona. Il restauro recente risale al 1981, sotto l’arciprete Alfieri Riccardo, ad opera del prof. Raffaele Gallo dell’istituto di restauro di Cosenza. L’esame dell’immagine è dovuta alla dott.ssa Maria Pia di Dario, direttrice di restauro dell’Istituto, che scrive quanto segue al preof. Gustavo Valente il 20 aprile 1981: “Come più volte le avevo assicurato, il restauro della Madonna Greca è stato ultimato e la tavola è pronta per tornare a Isola Capo Rizzuto.
A mio parere, non credo sostenibile una dotazione ad epoca mediovale poichè un’attenta lettura critica sembra individuare nella veneratissima immagine un prodotto di cultura italo -cretese del sec. XVI; si potrebbe anzi precisare la qualificazione storico artistica- ed una più approfondita analisi stilistica- nella direzione supponibile di Andrea Ricco da Candia; e del resto sembra confermarlo la tradizionale denominazione di Madonna Greca per questo tipo canonico nella pittura bizantina che è quello della Eleusa nelle sue varie qualificazioni qui probabilmente da identificare in quelle dette dette “Glykophilousa”, o della tenerezza, o del dolce abbraccio, che vanta precedenti illustri nel mondo orientale, primo fra tutti la nostra Signora di Vladimir al Museo di Mosca. Nella speranza che questa mia le abbia dato una notizia gradita.”

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